Fiori di strada

contro la violenza sulle donne e tutti gli sfruttamenti

26/11/2010 Claudia Koll intervista Fiori di Strada

Postato il | 6 dicembre, 2010 | 11 Commenti

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La prostituzione a Borgo Panigale (BO)

Postato il | 21 gennaio, 2011 | 11 Commenti

Servizio realizzato da Rosario Di Raimondo, Lorenzo Mantelli e Giulia Zaccariello

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Prostitute uccise in Italia, delitti di serie b

Postato il | 25 agosto, 2011 | 3 Commenti

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Ormai lo sappiamo tutti che la cronaca nera la fa da padrona in televisione. Ma ci sono degli omicidi, avvenuti in Italia, di cui nessuno parla. Solo negli ultimi tre anni sono state uccise più di venti prostitute. Erano per la maggior parte giovanissime, arrivate qui da noi dall’Europa dell’Est e dall’Africa. Ridotte in schiavitù nelle nostre strade, hanno conosciuto solo lo squallore e la violenza, fino a morire nei modi più efferati per mano del loro “protettore” o di un cliente.

Nell’ultimo caso di Cinisello Balsamo, che risale a qualche mese fa, era stato ritrovato il corpo di una donna, prima seviziata e poi uccisa, in un box trasformato in una stanza delle torture.

Ma non c’è indignazione di fronte a delitti come questi, nessun clamore, solo un breve trafiletto tra le notizie di cronaca. Facile comprenderne il motivo, si tratta di prostitute e per giunta straniere. E a nessuno importa conoscere i loro nomi, le loro storie sicuramente difficili.

Eppure Gianina Ganfalianu, la vittima di Cinisello Balsamo appunto, meritava la stessa attenzione data a Melania Rea, della quale si continua a parlare ancora sebbene ormai si sappia ogni più intimo particolare della sua vita. Sono entrambe due donne uccise da uomini e come guardando al caso di Melania, ci interroghiamo sui rapporti familiari, dobbiamo informarci anche sulla questione della prostituzione in Italia.

Ormai è importante solo la notizia che passa alla tv e intanto, senza accorgercene, rimaniamo all’oscuro di tante cose. Per esempio non si parla del fatto che sono 5 milioni i clienti delle prostitute, stimate in 60 mila (ma sono molte di più) e che il giro d’affari ammonta a circa 8 miliardi di euro l’anno. Questi i dati, tutti evidentemente sottostimati, emersi dall’ultima indagine specifica operata dalla commissione affari sociali della Camera dei Deputati.

E’ chiaro che la legge Merlin del ’58 non è più idonea a gestire un fenomeno che è cambiato col passare del tempo. Se allora il problema principale era quello di chiudere le case chiuse, oggi lo si è semplicemente spostato sulle strade, dove regna ogni tipo di maltrattamento e violenza. Dopo tutta una serie di proposte di legge che non hanno avuto seguito, recentemente sono state emanate solo ordinanze restrittive in vari comuni per quanto riguarda la prostituzione in strada e approvato un DDL che fa molto discutere.

Niente che risolva la questione, scoppiata negli ultimi anni, dell’aumento esponenziale del numero delle prostitute straniere, costrette ad immigrare da paesi poveri o colpiti dalla guerra, con la speranza di una vita migliore e di poter mantenere la famiglia rimasta in patria. Spesso senza permesso di soggiorno, perla Legge Bossi-Finidevono essere espulse. Ecco che si aggira l’ostacolo facendo prostituire ragazze minorenni che non possono essere mandate via.

Di fronte a un mondo così oscuro, dove le donne non sono nient’altro che corpi da sfruttare per soldi e per soddisfare un piacere fisico, non si può semplicemente girare la faccia. Iniziamo per esempio a trattare tutti i delitti in modo uguale, senza vittime di serie b.

Fonte: http://www.rosarossaonline.org/art/2011/08/25/prostitute-uccise-in-italia-delitti-di-serie-b_16518

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Segregate in una casa per un mese e, sotto la minaccia di essere vendute, e sotto minacce di morte, costrette a prostituirsi.

Postato il | 8 novembre, 2011 | 3 Commenti

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NOVARA: E’ quanto accaduto, secondo la ricostruzione fornita dai carabinieri, a due giovani ucraine, 32 e 18 anni, portate in Italia con l’inganno e costrette da due connazionali (un uomo e una donna adesso in carcere) appunto a prostituirsi in un’abitazione di Comignago, sulle colline dell’Aronese.

A trarle in salvo, a seguito di una segnalazione di una connazionale (avvisata in qualche modo della situazione da una delle due vittime), i Carabinieri della Stazione di Borgo Ticino, guidati dal luogotenente Nicola Bucci, in collaborazione con i colleghi della Compagnia di Arona, comandata dal capitano Francesco Palazzo.
In carcere sono finiti Oleksandr Budz, del 1975, e Kateryna Krasovska, del 1981, che risiedevano a Novara e usavano la casa di Comignago, recentemente ristrutturata, solo per quest’attività. Le ragazze erano state chiuse a chiave all’ultimo piano e costrette a prostituirsi, senza mai uscire dall’appartamento (preso in affitto dai due arrestati). I clienti – stando a quanto ricostruito dagli inquirenti – li procacciava il 36enne.

I due arrestati sono accusati di sequestro di persona, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Lui è in carcere a Novara, lei a Vercelli.
I risultati dell’operazione, denominata ‘Pledge’ (in italiano pegno, quello che per i due arrestati avrebbero dovuto pagare le ragazze per essere state condotte in Italia), sono stati illustrati questa mattina, sabato 5 novembre, al Comando provinciale dei Carabinieri.
«Le due giovani – ha spiegato il capitano Palazzo – erano rinchiuse nell’appartamento, a tal punto che i militari, per raggiungerle, hanno dovuto usare una scala. Allo stesso modo hanno dovuto portarle fuori. Non c’erano chiavi. Le due giovani vittime sono state trovate in uno spazio chiaramente dedicato e attrezzato al meretricio. All’inizio le due giovani hanno avuto qualche timore a parlare, ma poi, anche con l’aiuto di interpreti, hanno iniziato a raccontare la loro vicenda».

Monica Curino

Fonte: http://www.oknovara.it/news/?p=41173

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Violenta due bimbi pagando la madre: condannato a 9 anni

Postato il | 7 novembre, 2011 | 4 Commenti

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LECCE – E’ stato condannato a nove anni di reclusione D. C., di 54 anni di Uggiano La Chiesa, accusato di avere violentato due bambini con il consenso della madre.

L’uomo è stato giudicato con il rito abbreviato dal gup Giovanni Gallo, al quale il pm Carmen Ruggiero aveva chiesto la condanna a quattordici anni. I fatti contestati risalgono agli anni 2008 e 2009 e si sarebbero consumati nella casa in cui i due fratellini, un maschio e una bambina, vivevano con la mamma.

Sarebbe stata proprio quest’ultima, secondo le ipotesi accusatorie, a “vendere” i propri figli a uomini con cui aveva rapporti a pagamento. A maggio, all’esito delle indagini dei carabinieri, finirono in carcere, oltre alla donna (accusata di favoreggiamento della prostituzione e maltrattamenti in famiglia) anche un ventiduenne e il cinquantaquattrenne che oggi è comparso davanti al gup.

L’accusa mossa nei loro confronti era violenza sessuale, aggravata dalla minore età delle vittime e dal diniego che le stesse hanno cercato di mettere in atto. La mamma dei bambini e il ventiduenne hanno scelto di essere giudicati con il rito ordinario. I due fratellini, che durante le indagini avevano ricostruito con precisione le violenze subite, sono stati sottratti alla potestà della madre e affidati ad una famiglia del paese.

Fonte: http://www.ilpaesenuovo.it/index.php/cronaca/provincia/25077-violenza-su-due-fratellini-salentino-condannato-a-nove-anni-di-carcere-.html

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Botte e percosse per farla prostituire: giovane salvata dai carabinieri

Postato il | 6 novembre, 2011 | 2 Commenti

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Botte e percosse per farla prostituire: giovane salvata dai carabinieri
„Voleva farla prostituire, al suo netto rifiuto, ha cominciata a colpirla con una pentola minacciando di non smettere fino a quando non si fosse convinta a vendersi

Finisce l’incubo di una ragazza di 21 anni, cittadina romena, che, viveva in una situazione di violenza e degrado e che stava rischiando di finire nel giro della prostituzione. L’intervento dei Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma ha fatto sì che la giovane sia stata salvata dal suo aguzzino.
I due, un romeno di 50 anni, già conosciuto alle forze dell’ordine, e la giovane connazionale di 21 anni, vivevano in un riparo di fortuna: una baracca allestita sotto il ponte Giacomo Matteotti.

L’uomo aveva pensato di poter sfruttare la ragazza per entrare nel business della prostituzione, tentando di convincerla a collaborare per far si che le loro condizioni di vita migliorassero. Al netto rifiuto opposto dalla 21enne, l’uomo è andato su tutte le furie: ha afferrato una pentola ed ha iniziato a colpirla violentemente su tutto il corpo, giurando che non avrebbe smesso finché lei non si fosse convinta a prostitursi.

Le grida della ragazza sono state avvertite dal personale della vicina caserma del distaccamento fluviale dei Vigili del Fuoco che hanno immediatamente contattato il “112″. I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Roma, prontamente intervenuti sulla banchina del Tevere, hanno bloccato l’esagitato cittadino romeno e sequestrato la pentola con cui stava percuotendo la vittima che trasportata all’ospedale “Santo Spirito”, è stata medicata e dimessa con 7 giorni di prognosi. Il cittadino romeno, associato al carcere di Regina Coeli, dovrà rispondere di induzione alla prostituzione con violenze e minacce.

Fonte: http://www.romatoday.it/cronaca/prostituzione-baracca-ponte-matteotti.html

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Prostituzione al centro massaggi E tra i clienti c’è anche un prete

Postato il | 25 ottobre, 2011 | 3 Commenti

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Scoperto in flagranza con altri clienti. Prima ha finto un dolore muscolare, poi ha ammesso «che era lì per altro». Nella sua agenda i numeri di altri centri, in tutta Italia

VERONA- C’era anche un sacerdote tra i clienti di un centro massaggi, dove alcune donne si prostituivano, gestito da una cinese a Verona. La squadra mobile ha arrestato la titolare, una cittadina cinese 30enne, con l’accusa di sfruttamento della prostituzione. Quando gli agenti sono intervenuti, hanno trovato quattro giovani cinesi, tutte in regola con il permesso di soggiorno, che intrattenevano dei clienti, tra cui anche il religioso.

Le indagini hanno appurato che nei momenti di maggiore punta il centro richiamava fino a 40 clienti al giorno, tutti uomini tra i 35 e 60 anni. E tra loro anche il prete. «All’inizio – ha spiegato il capo della mobile, Gianpaolo Trevisi – si è giustificato dicendo che voleva curare una lombosciatalgia, ma poi in questura ha ammesso che era lì per altro. Nell’agenda aveva i numeri di centri massaggi anche in altre città, compresa Roma». Il centro massaggi è stato sequestrato. La squadra mobile ha inviato un’informativa alla Guardia di Finanza per gli aspetti fiscali, mentre al Comune di Verona spetterà il compito di valutare l’eventuale ritiro della licenza. (Ansa)

Fonte: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2011/21-ottobre-2011/prostituzione-centro-massaggi-clienti-c-anche-prete-1901900291446.shtml

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Prostituta rumena fa arrestare i suoi aguzzini

Postato il | 25 ottobre, 2011 | 3 Commenti

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BARI – “Ti faccio mangiare la terra”, “ammazzo i tuoi parenti in Romania”. Era questo il tenore delle minacce che avrebbero dovuto convincerla a piegarsi alla volontà dei suoi aguzzini. Ma non è tutto perchè nei cinque-sei giorni in cui è rimasta segregata in una villetta-bunker di San Giorgio, è stata selvaggiamente picchiata e più volte violentata. la sua ostinazione, però, è stata più forte della brutalità del suo aspirante sfruttatore e del complice. Quando è stata liberata e accompagnata sul posto dove avrebbe dovuto prostituirsi per conto del pappone, si è fatta accompagnare dal primo cliente al Commissariato di polizia di Bari Carrassi dove ha raccontato la sua odissea.

Ora la ragazza, una ventenne rumena, si trova in una casa protetta mentre i suoi due aguzzini sono in carcere. Mercoledì scorso è stato sottoposto a fermo (convalidato) Vasile Calin, 37 anni, con le accuse di sequestro di persona, violenza sessuale, sfruttamento della prostituzione, minacce gravi e lesioni personali. Ieri, è finito in trappola il suo presunto complice, Marian Nicu Bozgan, 23 anni, anche lui rumeno di etnì rom. Nei suoi confronti è stata eseguita una ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Michele Parisi su richiesta del sostituto procuratore Baldo Pisani, per concorso in sequestro di persona e violenza sessuale.
Dieci giorni di indagini dei poliziotti del Commissariato Carrassi e della Squadra Mobile sono bastati a ricostruire la triste vicenda  nei minimi particolari.
La 20enne rumena, in Italia da circa 8 mesi, ai primi di settembre aveva deciso di trasferirsi da Milano a Capurso dove aveva trovato ospitalità a ca­sa di una amica. Di giorno si prostituiva autonomamente sulla strada provinciale Adelfia-Rutigliano. Il 10 ottobre scorso è successo qualcosa che le ha stravolto la vita. Dal racconto della giovane, sono arrivati Calin e Bozgan a bordo di un’auto che l’avrebbero prelevata con la forza e portata in una villetta sul lungomare di San Giorgio. Una casa con finestre rinforzate da grate in ferro che ben presto si è trasformata nella sua prigione. “Se vuoi prostituirti devi passare da noi” sarebbe stato il senso delle intenzioni dei due rumeni. Agli altri uomini presenti in casa, riferendosi alla ragazza, Calin avrebbe detto “Questa è mia”, come se fosse un oggetto di cui rivendicare il possesso. Rinchiusa da sola in una stanza per 5-6 giorni, per convincerla a fare ciò che volevano, l’hanno picchiata con calci e pugni all’addome e violentata a più riprese. Eppoi minacciata in tutti i modi e persino costretta a fumare spinelli. Quando pensavano che ormai si fosse rassegnata, sabato scorso i due rom l’hanno messa su un’auto e scaricata sulla provinciale Adelfia-Rutigliano dove avrebbe dovuto prostituirsi per loro. Ma la ragazza non ha perso tempo: si è fatta accompagnare dal primo cliente alla polizia. Agli agenti del Commissariato Carrassi ha descritto nei minini dettagli i due aguzzini, la loro auto e la villetta in cui è stata segregata. In 48 ore gli investigatori hanno catturato prima Calin e poi Bozgan. Durante l’irruzione nella villetta di San Giorgio, utilizzata come base logistica e non come luogo di incontro coi clienti, hanno trovato altre cinque giovani prostitute rumene e altri tre uomini il cui ruolo è ancora da chiarire.
Come pure la polizia dovrà ascoltare il proprietario della casa di San Giorgio che, a quanto pare, vive in una abitazione attigua. Le ragazze, invece, non hanno voluto collaborare in nessun modo. Addosso a Calin, mercoledì scorso, gli agenti hanno trovato 1.800 euro ritenuti il ricavato dello sfruttamento della prostituzione.
Quanto alla 20enne rumena, la speranza è che altre giovani nella medesima situazione possano seguire il suo esempio.
Nicola Tursi

Fonte: http://www.barisera.net/site/prostituta-rumena-fa-arrestare-i-suoi-aguzzini-34479.html

 

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Prostituta rapita e violentata cliente l’accompagna, lei denuncia

Postato il | 24 ottobre, 2011 | 1 Commento

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In manette due connazionali che l’avevano prelevata dalla strada e segregata in una villa di San Giorgio per poi costringerla a lavorare per loro. L’uomo le dà il coraggio di parlare e insieme vanno in commissariato

La scelta di stare sulla strada e prostituirsi si è traformata in un incubo dopo che due suoi connazionali romeni l’avevano prevelata dalla provinciale Adelfia-Rutigliano per portarla in una villa di San Giorgio, segregarla, violentarla, picchiarla e costringerla a lavorare per loro. Ma la ragazza, 20 anni, ha trovato però il coraggio di denunciare i due uomini grazie all’interessamento di un cliente che l’ha convinta a parlare e l’ha accompagnata al commissariato.

Gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Bari e del Commissariato di Polizia ‘Carrassi’ hanno così individuato e arrestato Vasile Calin, 37 anni, e Nicu Marian Bozgan, 31 anni. Sono accusati di sequestro di persona, violenza carnale, percosse e minacce gravi.

La vittima, arrivata a Bari nei primi giorni di settembre, ha esercitato in modo autonomo la prostituzione sulla strada provinciale Adelfia-Rutigliano fino al 10 ottobre, quando è stata prelevata con la forza e segregata nell’abitazione dove
ha subito le violenze. La mattinata del 15 ottobre la donna, dopo aver raccontato a un cliente quanto capitatogli, è stata convinta dall’uomo a presentare una denuncia per sottrarsi allo sfruttamento.

Fonte: http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/10/22/news/prostituzione-23659890/

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Tricase, l’allenatore confessa «Sì, ho abusato di due ragazzi»

Postato il | 24 ottobre, 2011 | 1 Commento

 

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TRICASE – Ha ammesso, fra le lacrime, di aver avuto incontri sessuali con due adolescenti. Lo ha fatto ieri, nel corso delle due ore e mezzo di interrogatorio nel carcere di Lecce, Vincenzo Alfarano, l’allenatore di calcetto residente a Tricase accusato di violenza sessuale nei confronti di alcuni piccoli allievi. Cinque, per la precisione, quelli cui fa riferimento l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Alcide Maritati.

Nel corso del faccia a faccia con il magistrato, a cui ha partecipato anche il pubblico ministero Carmen Ruggiero, Alfarano ha ammesso quei contatti rispondendo a tutte le domande che gli sono state rivolte dagli inquirenti.

Ha negato, però, di aver molestato gli altri tre ragazzini, sostenendo di non averli mai sfiorati. Al massimo qualche carezza, o qualche pacca sul sedere. Niente, però, che abbia a che vedere con la malizia.

L’arrestato ha ridimensionato anche il meccanismo delle elargizioni di denaro ai ragazzini, che gli sono valse l’accusa di induzione alla prostituzione. Quelle somme, dai 15 ai 20 euro, non volevano rappresentare una sorta di esca per costringere i ragazzi ad andare da lui, ma più semplicemente un piccolo regalo, come si fa tra persone che si vogliono bene.

Impossibile negare le responsabilità per le immagini o i messaggi che sono stati trovati sul suo cellulare, oppure i filmati innocenti di ragazzini corredati da commenti osceni.

Nel corso del colloquio, avrebbe poi minimizzato i presunti ricatti rivolti ai ragazzi per invitarli a tacere in merito ai suoi incontri. Ai carabinieri, i ragazzini avevano raccontato che Alfarano li aveva minacciati dicendo che avrebbe alimentato in paese voci su una loro presunta omosessualità. In un caso, poi, avrebbe detto ad un giovane che avrebbe fatto chiudere il negozio del padre grazie all’intervento di un parente finanziere.

In merito, Alfarano si è giustificato dicendo che si era trattato di banali litigi.

Gran parte delle accuse, o perlomeno quelle più gravi, sono state confermate. A quanto si è appreso, l’allenatore non avrebbe esplicitato a parole il suo pentimento, limitandosi a narrare gli episodi avvenuti con estrema sofferenza, fino alle lacrime.

Alla fine dell’interrogatorio, per due volte, non è riuscito a trattenere le lacrime.

Le accuse che gli muove la Procura potrebbero costargli dai 10 ai 15 anni di carcere: violenza sessuale aggravata, induzione alla prostituzione, pornografia minorile, stalking e molestie.

L’indagato è difeso dall’avvocato Tony Indino.

Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=464278&IDCategoria=1

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Treviso, 1200 euro al giorno dalle escort in strada. Donna a capo del giro di prostituzione

Postato il | 24 ottobre, 2011 | Nessun Commento

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Da vittima a carnefice. Un passato da lucciola, le conoscenze giuste tra gli albanesi che gestiscono i giri di prostituzione nella zona di Treviso e la capacità di far fare ciò che voleva al compagno, all’ex marito e alle ragazze che di volta in volta reclutava in patria. Si chiama Tinculeana Duman, ha 41anni ed è il capo indiscusso dell’organizzazione che assoldava in Romania giovanissime e bellissime ragazze. Era lei, secondo la vicenda raccontata dal Corriere Veneto, a gestire in ogni minimo dettaglio il giro di prostituzione a doppio turno: di giorno in appartamento e di notte su strada. Al punto da controllare, anche via telefono quando si trovava in patria, gli appuntamenti privati che le ragazze potevano fissare solo dopo la sua approvazione.

Un ruolo che ha trovato conferma nel corso delle perquisizioni nell’appartamento-bordello di Strada Ghirada, dove gli agenti della squadra mobile guidati da Roberto Della Rocca hanno trovato sette mila euro in contanti e un block notes che, su ordinate colonne riportava gli introiti delle due voci di ricavo: «Camera» e “Strada”. Fiumi di denaro che, a parte i pochi spiccioli lasciati alle ragazze, finivano direttamente in Romania via money transfert: “Soldi che, probabilmente venivano poi reinvestiti – spiega Della Rocca -. La Duman agiva in zona almeno dal 2003 e che questo sistema rodato con ragazze impiegate sia in appartamento che in strada, andava avanti almeno da 4-5 anni”.

L’organizzazione gestiva due ragazze alla volta, con entrate di oltre 1.200 al giorno che consentivano al terzetto una vita agiata, come confermato dalla 41enne che, anche per brevi spostamenti, usava sempre il taxi. Fino all’altro giorno quando per lei e il compagno si sono aperte le porte del carcere. Ai domiciliari è finito invece l’ex marito che si occupava di pubblicare sui giornali gli annunci con le foto delle squillo.

Fonte: http://affaritaliani.libero.it/cronache/giro-prostituzione-donna-capo211011.html

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«Schiave del sesso» dieci arrestati nel Nord Barese

Postato il | 23 ottobre, 2011 | Nessun Commento

 

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di Gianpaolo Balsamo

BARLETTA – «Sex workers»: schiave del sesso sfruttate, umiliate, violentate.

Tutte, giovani e straniere, erano finite in un ingranaggio dal quale difficilmente sarebbero uscite. E se avessero tentato di farlo, avrebbero fatto una fine orrenda.

«Il sodalizio esercitava poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà sulle prostitute, anche minorenni, conferendo alle stesse donne valenza di oggetto». Così il giudice del Tribunale di Bari, Marco Guida, definisce le dieci persone arrestate ieri dai Carabinieri della Compagnia di Barletta e del Comando provinciale di Bari su ordine di custodia cautelare richiesto dai Pubblici ministeri Francesco Cavone della Direzione distrettuale antimafia di Bari e Marco D’Agostino del Tribunale di Trani. I dieci arrestati risponderanno a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento, induzione e sfruttamento della prostituzione (anche minorile), alla riduzione e alla tratta degli esseri umani.

Si tratta degli andriesi Salvatore Agresti di 40 anni, Riccardo Del Zio di 42 anni, Nicola Sgarra di 48, delle romene Roxana Gratiela Gheorghe di 23 anni e Manuela Ionela Nitu di 27, dei barlettani Vincenzo Gorgoglione di 58 anni, Giovanni Tota di 31, Antonio Petruzzelli di 61, Nicola Conteduca di 44 e del romeno Stefan Dumitrescu di 28. Altre due persone sono ricercate.

Le indagini sono state avviate nell’agosto del 2008 dopo una denuncia di rapina presentata da una ragazza romena. Le giovani si prostituivano per lo più nelle zone di Andria, Barletta, Trani, Corato, Modugno e Palo del Colle, per strada o in albergo dopo essere state costrette a pubblicizzare su internet loro fotografie in pose oscene. Durante le perquisizioni di ieri, i carabinieri hanno tra l’altro sequestrato a casa di Agresti anche 2,4 kg di marijuana.

Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=464262&IDCategoria=1

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Schiave del sesso scelte “on line”, smantellata organizzazione criminale

Postato il | 23 ottobre, 2011 | Nessun Commento

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Associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento, induzione e sfruttamento della prostituzione anche minorile, alla riduzione alla schiavitù e alla tratta degli esseri umani.

Con queste accuse nella mattinata di oggi i carabinieri della Compagnia di Barletta hanno eseguito 9 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese.

A capo dell’organizzazione i due andriesi Salvatore Agresti, 40 anni, e Riccardo Del Zio, 42. A gestire l’attività illecita le loro conviventi Manuela Ionela Nitu, 27, e Roxana Gratiela Gheorghe, 23, entrambe romene. Braccio destro di Agresti e Del Zio erano Nicola Sgarra, 48, di Andria.

L’organizzazione si avvaleva poi di un’articolata struttura territoriale per questo gli altri arresti sono stati eseguiti oltre che ad Andria (Giovanni Tota, 31 anni) anche a Barletta (Vincenzo Gorgoglione, 58 anni e Antonio Petruzzelli, 61 anni). In carcere anche tre romeni: Stefan Dumitrescu, 28 anni, residente ad Andria ma domiciliato a Roma.

Le zone interessate dall’attività illecita erano le principali arterie stradali di Andria, Barletta, Trani, Corato, Modugno e Palo del Colle.

Secondo quanto stabilito dalle indagini, decine e decine di ragazze romene – alcune delle quali anche minorenni – erano costrette a prostituirsi per arricchire l’organizzazione criminale che non solo le gestiva ma le “possedeva” come se fossero una merce e come tale oggetto anche di compravendita.

Giovanissime donne “comprate” nella loro terra d’origine – mediamente a 500 euro) -portate in Italia, a Milano soprattutto, e da qui smistate in altre regioni a gente senza scrupoli che non solo le avvia con la forza alla prostituzione, ma poi le faceva vivere in stato di schiavitù nelle proprie abitazioni.

A chi osava disobbedire veniva inflitta non solo una spietata violenza sessuale e fisica, ma anche la vendita ad altri “protettori”. Quasi impossibile per loro riuscire ad affrancarsi dal giro: il prezzo per la loro liberazione era altissimo e quasi nessuna era in grado di risparmiare una simile cifra. L’incubo per molte di queste ragazze romene è finito questa mattina quando i Carabinieri della Compagnia di Barletta hanno eseguito gli arresti.

L’inchiesta è nata quasi per caso, nell’agosto del 2008, con una semplice denuncia di rapina da parte di una prostituta romena. La ragazza raccontò ai carabinieri di essere stata avvicinata da un’auto con tre individui a bordo che le avevano rubato l’incasso della giornata. Da un riscontro fotografico la giovane aveva identificato uno dei rapinatori nella persona di Salvatore Agresti, perché conosciuto nell’ambiente della prostituzione come “protettore”.

La stessa era stata in grado di fornire anche il nome delle “colleghe” protette da Agresti. Ed è stata proprio una di queste che, stanca delle continue violenze fisiche e morali, dalle continue minacce e vessazioni a cui era sottoposta, ha deciso di collaborare con la Giustizia.

L’indagine, coordinata dall’Antimafia di Bari per i particolari aspetti collegati alla “tratta degli essere umani”, si è avvalsa di moltissime intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche di vecchie tecniche investigative che hanno portato alla scoperta di una vera e articolata organizzazione che aveva fatto dell’attività di meretricio uno dei maggiori business criminali del territorio. Le prestazioni potevano arrivare a fruttare, se offerte in camere d’albergo, anche 120/130 euro. Ma la compravendita delle prostitute poteva rendere anche 10mila euro.

Non solo, il corpo delle ragazze poteva essere utilizzato anche per compensare vecchi debiti, per cui il “creditore” invece che avere la restituzione del denaro otteneva la prostituta, non per una prestazione, ma per sempre. Alle ragazze che si prostituivano, soprattutto per poter aiutare i loro parenti rimasti in Romania, rimaneva meno di un terzo dei guadagni quotidiani, il resto veniva prelevato dall’organizzazione alla fine di ogni giornata.

Un’organizzazione che non solo provvedeva all’approvvigionamento di sempre nuove e più giovani ragazze dell’Est, che all’epoca entravano in Italia come clandestine, per poter meglio soddisfare le continue richieste dei clienti, ma che forniva a questi ultimi una vera e propria assistenza. I “protettori” accompagnavano le ragazze sul “luogo di lavoro” e restavano lì fino a quando non venivano eseguite un determinato numero di prestazioni sessuali.

Nel frattempo erano in grado di fornire alle loro prostitute e ai loro clienti ogni “comfort”. Un controllo sistematico e capillare che si avvaleva soprattutto di telefonate: le ragazze erano costrette chiamare ogni volta che il cliente andava via e a segnalare ogni spostamento. Una volta finito “il turno di lavoro” le giovani donne venivano riportate a casa e qui rinchiuse fino all’indomani quando sarebbero state riportate sulla strada.

Un’organizzazione che aveva intuito anche il mutamento dei costumi e per tanto si era adeguata: le ragazze venivano fotografate nude e in pose oscene e le immagini diventavano “merce on line”. Gli investigatori sono riusciti a risalire ad alcuni siti sui quali gli arrestati mettevano in vendita le prestazioni sessuali.

A gestire la prostituzione “on line”, le conviventi romene dei due andriesi a capo dell’organizzazione: erano la Nitu e la Gheorghe a inserire sul sito le connazionali “in offerta”, a tenere l’agenda degli appuntamenti, ma anche ad amministrare “la cassa” dell’organizzazione, nonché a reclutare dalla Romania coetanee disposte a venire in Italia, magari con la promessa di una vita migliore.

L’utilizzo di internet aveva il “beneficio” per i criminali di creare una sorta di fidelizzazione del cliente che non aveva più bisogno di spostarsi in auto per ottenere la prestazione sessuale a pagamento, ma poteva comodamente ordinarla on line e usufruire del “servizio” sia sulla strada sia in una camera di albergo.

L’organizzazione, secondo gli inquirenti, era poi pronta a un ulteriore salto di qualità nel settore della prostituzione. I vertici dell’associazione stavano infatti pensando di allestire una vera e propria casa di appuntamenti, un vero e proprio albergo con tanto di reception e catalogo con le ragazze offerte dalla “casa”.

Fonte: http://www.coratolive.it/news/Cronaca/162834/news.aspx#main=articolo

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